Sunset Boulevard
C'è una scena di "Viale del tramonto", non una delle più celebrate, che esemplifica alla perfezione quale sia la vera potenza del cinema. Norma Desmond, la grande star del muto, è in visita sul set dell'ultimo film del suo vecchio amico Cecil B. De Mille. Ad un certo punto, un tecnico delle luci le punta per caso addosso un riflettore e subito tutti la riconoscono e accorrono per poterla salutare ed omaggiare. Ecco: sono le luci dei riflettori che creano le star e guidano l'interesse del pubblico (...). Era così all'epoca del muto, era così nel 1950 ed è così ancora oggi. È la mancanza di quel riflettore puntato addosso che ha reso Norma Desmond ciò che è all'inizio del film, ed è quella stessa mancanza che la fa diventare ciò che diventa alla fine della pellicola. (...) "Viale del tramonto" è inizialmente un film molto caustico nei confronti della Hollywood dell'epoca, un film che vira verso il melodramma man mano che la storia si sviluppa e il personaggio della Desmond prende il sopravvento su quello di Joe Gillis, che pure ci narra la storia con la sua voce fuori campo. (...)
È la voce fuori campo di un uomo morto, che ci racconta il film ("Prima che gli altri vi raccontino questa storia deformandola, sono certo che vi piacerebbe sapere la verità; la pura verità"), ma questa idea non è altro che una piccola gemma in cima ad una sceneggiatura assolutamente fantastica. Brackett, Wilder e Marshman hanno creato un microcosmo di personaggi spesso grotteschi ma mai irrealistici, sempre credibili, e sono stati anche capaci di farli interagire senza forzature, architettando una trama capace di catturare lo spettatore. (Alberto Cassani, www.cinefile.biz)
In questa cronaca di omicidio, Billy Wilder ha scoperto un mondo perduto, il mondo degli attori che vivono melanconicamente fuori della ribalta. Nella loro immaginazione questa ribalta è tuttavia pronta a riceverli e ad applaudirli come una volta. Niente è più duro a morire di un sopravvissuto, e niente, in un mondo che apprezza soltanto la fama quotidiana, è più vano della fama trascorsa. La lotta che lattrice tramontata inizia contro se stessa, non può finire che con la tragedia. Ora, ciò che ammiriamo maggiormente nel film di Wilder è lasprezza dellazione, quel marciare appunto verso la tragedia senza sfiorare il melodramma. Mai un tentativo di adattarsi al gusto corrente, al dolorismo, al sentimentalismo cinematografico, ma un racconto penoso e umoristico, come del resto è la vita stessa, specie la vita dei grandi eroi superati. Si possono contare a decine i punti toccati con una commovente ironia in questo film: il seppellimento della scimmia, la festa di capodanno in casa della diva, la passeggiata in automobile, la visita agli studi Paramount e soprattutto (ma qui bisogna sottolineare linterpretazione di Gloria Swanson, che ritorna davvero da grandissima attrice), la sua imitazione di Charlot, il tentativo di suicidio, lultima scena della follia. Pensiamo che non si possa vivere, o rivivere, più intensamente un personaggio. (Ennio Flaiano, Il Mondo, 1951)
Giovedì 21 gennaio 2010
21.00 - 23.20
Suburbana, via Bendini 11
http://www.suburbanacollegno.it/vialetramonto.shtml