5 giorno: "Tra i vicoli della Gerusalemme vecchia"
Per noi internazionali è venuto il momento di lavorare a fianco dei
ragazzi palestinesi. Non è solo un momento di collaborazione, ma anche
di incontro e conoscenza. Sono loro spesso ad avvicinarsi per raccontare
la loro storia e descrivere la loro quotidianità fatta di studio,
esperienze e momenti di divertimento con i coetanei.
Si torna a Gerusalemme, cè ancora tanto da scoprire. Non è il classico
tour turistico, la nostra guida ci conduce in un tour alternativo per
donarci un quadro della situazione che ancora oggi vivono gli abitanti
di parte palestinese. I racconti che ascoltiamo sembrano far parte di un
tempo e un luogo molto lontano, ma non è così. Le sofferenze e le
discriminazioni subite dai palestinesi di Gerusalemme negli anni
delloccupazione sono racconti di torture subite, di giovani in carcere
ed in alcuni casi uccisi negli scontri con lesercito israeliano. Anche
chi le racconta non è passato indenne, al termine del tour ci mostra una
cicatrice sulla testa. Questo è ciò che ho subito durante un
interrogatorio da parte dei soldati israeliani. Lincontro di oggi ci
lascia una pesante eredità: Siete voi la nostra speranza, voi potrete
portare questa testimonianza nei vostri paesi e nelle vostre città. Solo
in questo modo la nostra causa non morirà confessa con occhi lucidi.
Tutto questo ci spiazza, e sul momento ci appare davvero un compito
troppo grande.
6 giorno: "Lincontro con se stessi nel deserto di Marsaba"
Secondo giorno di lavoro nel campo, ma non tutti si recano a lavorare.
Il sindaco di Beit Sahour ha invitato alla sede della municipalità la
delegazione di Collegno.
Traspare dal loro modo di parlarci e dalla loro esemplare accoglienza,
che questa è per loro una delle poche occasioni di mostrare la città e
di presentare i grossi progressi effettuati nellambito della
riqualificazione urbana. Nel pomeriggio ad aspettarci è il deserto, il
luogo più adatto per riflettere confrontarsi con se stessi.
La visita al suggestivo monastero di Marsaba, edificato in parte su un
costone tra le rocce, è solo un assaggio del paesaggio che ci aspetta
dopo mezzora di cammino tra i sentieri ripidi e scoscesi della valle a
sud di Betlemme.
Sullaltipiano la vista è bellissima ed ognuno lentamente si disperde
fino ad allontanarsi progressivamente dal resto del gruppo.
C è voglia di solitudine. I pensieri di ognuno si perdono allinterno
dei canion scavati nelle rocce che circondano il magnifico paesaggio.
Lirreale silenzio richiama lesperienze dei giorni passati, tutto
sembra così lontano e ancora troppo confuso. Ognuno di noi vorrebbe
stare ancora li in mezzo al deserto solo con se stesso ancora per un
po. Da domani saremo soli al campo di Beit Sahour, i ragazzi
palestinesi con cui abbiamo condiviso lesperienza del campo di lavoro
torneranno alle loro case e alla loro vita di tutti i giorni.
7 giorno: "Pomeriggio di relax sulle spiagge del Mar Morto"
Il piazzale del campo è vuoto. Nel portone di ingresso sventolano ancora le bandiere palestinesi.
La mattinata libera è occasione per confrontarci rispetto a quello che
abbiamo vissuto insieme e confrontarci liberamente diventa uno dei
momenti più forti di questa esperienza.
Il pomeriggio passando attraversando la città di Jerico giungiamo alla meta di questo pomeriggio: le spiagge del Mar Morto.
Gli stabilimenti balneari di questa area sono molto simili a quelli di
altre spiagge del mondo occidentale. I numerosi turisti russi che
affollano lo stabilimento non sembrano consapevoli che a pochi km da li
là realtà di tutti i giorni è difficile e complicata.
E un pomeriggio di relax per il gruppo, tutto ciò di cui abbiamo
bisogno per continuare con maggior determinazione il nostro viaggio.
8 giorno: "Beit Doqu: Un oasi nel deserto palestinese"
Sono le dieci del mattino, il gruppo è in viaggio per raggiungere
lostello a Gerusalemme. Apparentemente sembra uno spostamento come
tutti gli altri allinterno dei territori. Un check point ci divide da
Gerusalemme est. Ma oggi non è un giorno come gli altri, oggi per i
soldati siamo una minaccia. Veniamo respinti e costretti a passare da
unaltra strada per raggiungere Gerusalemme. Ancora un check point,
ancora unesperienza significativa: non veniamo respinti, ma fatti
scendere e passare in lunghi corridoi dove veniamo scannerizzati per
valutare leventuale presenza di materiale esplosivo. La tensione è alta
allinterno del gruppo. Cosa vorranno mai? Perché fermano proprio
noi? E la prassi, rassicura laccompagnatore del gruppo: tutti i
giorni i lavoratori palestinesi che si recano a lavorare in territorio
israeliano fanno lunghe code dalle quattro del mattino per poter passare
in tempo i check point.
Un collina verde risalta nel panorama desertico palestinese: è il
villaggio di Beit Doqu. Qui i progetti di cooperazione hanno
rivitalizzato un villaggio ora vivace non solo economicamente. Non c è
nulla di speciale qui rispetto al resto dei territori palestinesi: i
risultati raggiunti sono solo frutto di grandi sforzi della popolazione
locale. I settlement israeliani dominano dallalto il paesaggio.
Osservando la posizione in cui sono collocati danno lidea di
schiacciare qualsiasi tentativo di redenzione dei villaggi palestinesi;
sempre più inglobati in una struttura che assomiglia ad una ragnatela,
ormai immobilizzati dalle restrizioni date dal muro e dai check point.
Al pomeriggio la visita a Ramallah offre nuovi spunti di riflessione.
Nella città sede delle istituzioni palestinesi suggestivo per tutti è
il momento della visita al Mausoleo di Arafat.
Tornando verso lostello ci imbattiamo ancora in un altro pezzo di muro
ricco di graffiti. Limmagine rievoca nei nostri pensieri che per 38
anni divise in due la città di Berlino.
La durezza del muro porta a chiederci: Saremo mai testimoni dellabbattimento di questo ulteriore scempio?.