L'ITALIA SONO ANCH'IO

Sono quasi diecimila le firme raccolte finora per la Campagna per i diritti di cittadinanza L’Italia sono anch’io e in particolare con il primo D Day nazionale nelle 45 piazze italiane Centinaia di volontari delle diverse organizzazioni della società civile e degli enti locali si sono mobilitati  per sostenere le due proposte di legge di iniziativa popolare. Piazze cordiali e popolate da un popolo di diverse associazioni e movimenti hanno diffuso il messaggio della campagna attraverso presentazioni pubbliche, performance, musica.  Il videomessaggio di Camilleri, proiettato in alcune occasioni e nei cinema cittadini, riscuote applausi dal pubblico.

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ImagePARTE SECONDA:

5 giorno: "Tra i vicoli della Gerusalemme vecchia"

Per noi “internazionali” è venuto il momento di lavorare a fianco dei ragazzi palestinesi. Non è solo un momento di collaborazione, ma anche di incontro e conoscenza. Sono loro spesso ad avvicinarsi per raccontare la loro storia e descrivere la loro quotidianità fatta di studio, esperienze e momenti di divertimento con i coetanei.
Si torna a Gerusalemme, c’è ancora tanto da scoprire. Non è il classico tour turistico, la nostra guida ci conduce in un tour alternativo per donarci un quadro della situazione che ancora oggi vivono gli abitanti di parte palestinese. I racconti che ascoltiamo sembrano far parte di un tempo e un luogo molto lontano, ma non è così. Le sofferenze e le discriminazioni subite dai palestinesi di Gerusalemme negli anni dell’occupazione sono racconti di torture subite, di giovani in carcere ed in alcuni casi uccisi negli scontri con l‘esercito israeliano. Anche chi le racconta non è passato indenne, al termine del tour ci mostra una cicatrice sulla testa. “Questo è ciò che ho subito durante un interrogatorio da parte dei soldati israeliani“. L’incontro di oggi ci lascia una pesante eredità: “Siete voi la nostra speranza, voi potrete portare questa testimonianza nei vostri paesi e nelle vostre città. Solo in questo modo la nostra causa non morirà” confessa con occhi lucidi. Tutto questo ci spiazza, e sul momento ci appare davvero un compito troppo grande.


6 giorno: "L’incontro con se stessi nel deserto di Marsaba"

Secondo giorno di lavoro nel campo, ma non tutti si recano a lavorare. Il sindaco di Beit Sahour ha invitato alla sede della municipalità la delegazione di Collegno. Traspare dal loro modo di parlarci e dalla loro esemplare accoglienza, che questa è per loro una delle poche occasioni di mostrare la città e di presentare i grossi progressi effettuati nell’ambito della riqualificazione urbana. Nel pomeriggio ad aspettarci è il deserto, il luogo più adatto per riflettere confrontarsi con se stessi.
La visita al suggestivo monastero di Marsaba, edificato in parte su un costone tra le rocce, è solo un assaggio del paesaggio che ci aspetta dopo mezz’ora di cammino tra i sentieri ripidi e scoscesi della valle a sud di Betlemme.
Sull’altipiano la vista è bellissima ed ognuno lentamente si disperde fino ad allontanarsi progressivamente dal resto del gruppo.
C ‘è voglia di solitudine. I pensieri di ognuno si perdono all’interno dei canion scavati nelle rocce che circondano il magnifico paesaggio. L’irreale silenzio richiama l’esperienze dei giorni passati, tutto sembra così lontano e ancora troppo confuso. Ognuno di noi vorrebbe stare ancora li in mezzo al deserto solo con se stesso ancora per un po‘. Da domani saremo soli al campo di Beit Sahour, i ragazzi palestinesi con cui abbiamo condiviso l’esperienza del campo di lavoro torneranno alle loro case e alla loro vita di tutti i giorni.

7 giorno: "Pomeriggio di relax sulle spiagge del Mar Morto"

Il piazzale del campo è vuoto. Nel portone di ingresso sventolano ancora le bandiere palestinesi.
La mattinata libera è occasione per confrontarci rispetto a quello che abbiamo vissuto insieme e confrontarci liberamente diventa uno dei momenti più forti di questa esperienza.
Il pomeriggio passando attraversando la città di Jerico giungiamo alla meta di questo pomeriggio: le spiagge del Mar Morto.
Gli stabilimenti balneari di questa area sono molto simili a quelli di altre spiagge del “mondo occidentale“. I numerosi turisti russi che affollano lo stabilimento non sembrano consapevoli che a pochi km da li là realtà di tutti i giorni è difficile e complicata.
E’ un pomeriggio di relax per il gruppo, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per continuare con maggior determinazione il nostro viaggio.


8 giorno: "Beit Doqu: Un’ “oasi” nel deserto palestinese"

Sono le dieci del mattino, il gruppo è in viaggio per raggiungere l’ostello a Gerusalemme. Apparentemente sembra uno spostamento come tutti gli altri all’interno dei territori. Un check point ci divide da Gerusalemme est. Ma oggi non è un giorno come gli altri, oggi per i soldati siamo una minaccia. Veniamo respinti e costretti a passare da un’altra strada per raggiungere Gerusalemme. Ancora un check point, ancora un’esperienza significativa: non veniamo respinti, ma fatti scendere e passare in lunghi corridoi dove veniamo scannerizzati per valutare l’eventuale presenza di materiale esplosivo. La tensione è alta all’interno del gruppo. “Cosa vorranno mai? Perché fermano proprio noi?” “E’ la prassi“, rassicura l’accompagnatore del gruppo: tutti i giorni i lavoratori palestinesi che si recano a lavorare in territorio israeliano fanno lunghe code dalle quattro del mattino per poter passare in tempo i check point.
Un collina verde risalta nel panorama desertico palestinese: è il villaggio di Beit Doqu. Qui i progetti di cooperazione hanno rivitalizzato un villaggio ora vivace non solo economicamente. Non c’ è nulla di speciale qui rispetto al resto dei territori palestinesi: i risultati raggiunti sono solo frutto di grandi sforzi della popolazione locale. I settlement israeliani dominano dall’alto il paesaggio. Osservando la posizione in cui sono collocati danno l’idea di schiacciare qualsiasi tentativo di redenzione dei villaggi palestinesi; sempre più inglobati in una struttura che assomiglia ad una ragnatela, ormai immobilizzati dalle restrizioni date dal muro e dai check point.
Al pomeriggio la visita a Ramallah offre nuovi spunti di riflessione. Nella città sede delle istituzioni palestinesi suggestivo per tutti è il momento della visita al Mausoleo di Arafat.
Tornando verso l’ostello ci imbattiamo ancora in un altro pezzo di muro ricco di graffiti. L’immagine rievoca nei nostri pensieri che per 38 anni divise in due la città di Berlino.
La durezza del muro porta a chiederci: ”Saremo mai testimoni dell’abbattimento di questo ulteriore scempio?”.

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