Si è parlato tanto queste settimane di Nazionale, di ragazzi italiani che hanno poco spazio nelle prime squadre.
Nel nostro piccolo mondo dei dilettanti però, assistiamo anche noi a questa poca fiducia sui giovani, mi spiego meglio.
Sappiamo benissimo che la Federazione, per incentivare la valorizzazione dei giovani calciatori, ha introdotto ormai da anni la regola dei fuoriquota: tala regola impone nel calcio dilettantistico italiano a schierare in campo un numero minimo di calciatori giovani nati da un determinato anno in poi.
Ci siamo già espressi in passato su quanto sia giusto farli giocare per obbligo e non per meritocrazia, ma oggi parliamo di un altro argomento.
Come mai settori giovanili tra i più importanti in Umbria, che esaltano in continuazione i risultati delle proprie squadre giovanili nei massimi campionati regionali, con ragazzi fatti andare a provini di squadre di serie A, poi faticano a farli giocare nelle nostre categorie? In serie D abbiamo una percentuale bassissima di ragazzi fuoriquota che giocano cresciuti nel proprio vivaio, ma anche in Eccellenza e addirittura in Promozione si fa fatica a farli giocare.
Si contano veramente su una mano le società che credono nei propri ragazzi e gli fanno fare la trafila dalle giovanili alle prime squadre.
Quando vediamo l’acquisto di sott oquota da fuori regione o da club professionistici la domanda che ci viene spontanea è: perchè non far giocare i propri ragazzi? che senso ha fare settore giovanile se poi non ci si crede fino in fondo?
Mancanza di competenze di chi ci lavora o altro?
A voi la risposta.

