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SETTORI GIOVANILI: I CLUB PROFESSIONISTI PESCANO SEMPRE PIU’ DAI DILETTANTI

Aumentano i giocatori che arrivano nei professionisti, provenienti dai campionati dilettanti.

Il sogno di tutti i giovani appassionati e praticanti del gioco del calcio è quello di riuscire a giocare a San Siro, all’Olimpico, all’Allianz Stadium. Insomma di riuscire a calcare i palcoscenici più famosi della Serie A.

Una volta fatto il proprio esordio nei settori giovanili però soltanto un’esigua percentuale di atleti riesce a giocare nel massimo campionato italiano: appena uno ogni 4/5 mila conta almeno un minuto in campo. Se estendiamo questa analisi prendendo come punto di riferimento l’ultimo decennio sono 622 i ragazzi cresciuti nel vivaio a raggiungere la Serie A su addirittura 710mila tesserati.

Nonostante questi primi numeri possano scoraggiare, il calcio dilettantistico sta pian piano diventando un serbatoio importante per il calcio professionistico. Tra il 2019 e il 2021, si contano 610 ragazzi (370 dalla Serie D e 240 dall’Eccellenza o da categorie inferiori) entrati nel calcio professionistico, ma solamente 41 di questi sono riusciti a farlo dalla porta principale. Come è facilmente intuibile, la maggior parte dei dilettanti (ben 496) è riuscita ad arrivare al massimo in Serie C, i restanti 71 in Serie B.

Se facciamo un passo indietro prendendo come riferimento la stagione 2020/21 del campionato italiano troviamo addirittura 18 giocatori che avevano nel proprio bagagliaio almeno una presenza tra i dilettanti. Augello della Sampdoria, Bani del Bologna, Caputo del Sassuolo, Di Gaudio e Magnani del Verona, Ferrer, Galabinov, Mastinu e Mora dello Spezia, Goldaniga del Genoa, Lasagna dell’Udinese, Laurini del Parma, Lazzari della Lazio, Letizia del Benevento, Mazzotta e Messias (ora al Milan) del Crotone, Pavoletti del Cagliari e infine Sportiello dell’Atalanta.

Questa constatazione rappresenta la prova tangibile che seppur lentamente anche i vertici del calcio nazionale hanno messo nel mirino i settori giovanili e i dilettanti, puntando e valorizzando le giovani leve che vantano già un’importante esperienza tra le file di club che magari non avranno lo stesso blasone di Real Madrid o Manchester United, ma che possono comunque apportare il loro fondamentale contributo per lo sviluppo del calcio del domani.

Giulio Radicchi

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