Riceviamo e pubblichiamo il saluto di Edoardo Vannoni, Direttore Generale del settore giovanile dell’Angelana dopo 9 anni al servizio della squadra giallorossa, prima da allenatore, poi da responsabile fino ad arrivare a coprire il ruolo di Direttore Generale.

“Cara Angelana,
non è facile spiegare cosa sei stata per me, perché per me non sei mai stata solo una società.
Avevo ventidue anni quando ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo, dando una mano su quel campo di terra. All’inizio era solo questo: esserci, rendermi utile, stare dentro qualcosa che sentivo bello. Poi, senza quasi accorgermene, è cominciato un pezzo importante della mia vita.
È iniziato con i 2003. Poi, qualche anno dopo, sono ripartito con i 2006 e i 2011, e in mezzo ci sono stati anche i 2010, i 2013 e i 2014. Ogni gruppo mi ha lasciato qualcosa, ogni stagione mi ha insegnato qualcosa, ogni ragazzo ha avuto un posto dentro questo cammino.
Un grazie vero va alle famiglie, che in questi anni mi hanno dato fiducia. Non è mai una cosa banale affidare i propri figli a qualcuno, e io questa fiducia l’ho sempre sentita come una responsabilità grande.
E un grazie altrettanto grande va ai ragazzi che ho avuto la fortuna di allenare: i 2003, i 2006, i 2010, i 2011, i 2013 e i 2014. Con loro non ci sono stati solo allenamenti, partite, tornei o spogliatoi. Ci sono stati giorni vissuti insieme, sorrisi, fatiche, crescite, arrabbiature, soddisfazioni. Ci sono stati rapporti veri, che mi porto dentro.
In questi nove anni non c’è stato quasi nulla di leggero o di superficiale. È stato un pezzo di vita pieno, fatto di presenza, abitudine, affetto, fatica, confronto e legami che col tempo sono diventati sempre più forti.
Il giorno dopo che è morto mio padre ero lì, a vedere uno dei primi allenamenti stagionali della prima squadra. Non per lavoro. Non per dovere. Ero lì perché avevo bisogno di pace. Avevo bisogno di stare in un posto che sentivo mio. E in quel momento mi sono sentito a casa.
Ti ho vissuta anche così. Nel dolore, nel bisogno di trovare un angolo in cui respirare. Ma ti ho vissuta anche nella gioia più grande, quella di poco più di un mese fa, quando abbiamo vinto il campionato di Eccellenza e conquistato la Serie D. Quella partita l’ho vissuta da lontano, con la testa e con il cuore lì, e sono riuscito ad arrivare solo negli ultimi minuti, giusto in tempo per quel triplice fischio che mi è sembrato liberatorio.
Ti ho vissuta nelle vittorie e nelle sconfitte, nei momenti belli e in quelli più difficili, nelle gioie, nelle delusioni, nelle arrabbiature e nelle soddisfazioni. Per questo non sei stata solo calcio. Sei stata un luogo in cui ho passato anni veri della mia vita.
In questi giorni di saluti ho rivisto tutto questo nelle persone che ho incontrato, negli abbracci, negli sguardi, nelle parole scambiate anche senza dire troppo. Ho rivisto tutte quelle persone che hanno fatto parte del mio quotidiano, della mia routine, delle mie giornate. Persone importanti, diverse tra loro, ma tutte capaci di lasciare un segno.
Alla fine sei stata anche questo: una famiglia. Una famiglia vera, che mi ha dato tanto sotto tanti aspetti e che, in questi nove anni, è stata una parte importante della mia vita.
Nove anni nel calcio sono una vita. E in questa vita i tuoi colori giallorossi mi sono rimasti addosso. Non come qualcosa che passa, ma come qualcosa che resta.
Per questo quello che verrà dopo non cancellerà niente. Cambierà il tempo, cambieranno i modi, ma non quello che c’è stato. Perché certe esperienze non finiscono davvero. Restano nei rapporti, nei ricordi, nelle persone. E restano dentro.
Grazie per avermi dato il privilegio di averti rappresentato.
Edoardo”.

Noi di Giovaninrete.net gli facciamo un grande in bocca al lupo per il proseguo di questa carriera che sarà sicuramente ricca di tante altre soddisfazioni.

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