Torna “La psicologa dello sport risponde”, la rubrica in cui Stefania Croci, Psicologa Clinica e dello Sport che da anni lavora con ragazzi e ragazze impegnati nel settore giovanile, risponde ai nostri lettori: inviate le vostre domande a psicologa.giovaninrete@gmail.com. In questa puntata Stefania risponde alla lettera di un ragazzo che, bloccato dalla paura di sbagliare o di deludere qualcuno, in partita non riesce a rendere quanto in allenamento.
Salve Dottoressa ,
gioco a calcio da quando ero bambino e per me è sempre stato tutto. Però da un po’ qualcosa è cambiato. In allenamento va bene, mi sento leggero, sicuro. In partita invece mi blocco. Ho paura di sbagliare, di deludere l’allenatore, i miei compagni, i miei genitori. A volte mi sembra di non respirare, le gambe diventano pesanti e la testa piena di pensieri.Mi chiedo se sia solo un problema tecnico o se c’entri qualcosa di più profondo. Nessuno ne parla davvero, perché nel calcio devi essere forte, non mostrare debolezze. Ma io mi sento fragile proprio quando dovrei dare il massimo.
Vorrei capire se è normale sentirsi così e come si può tornare a giocare senza questa paura addosso. Perché amo il calcio, ma ho paura che questa ansia me lo stia portando via.
Firmato: un adolescente in cerca di risposte
La risposta della Psicologa dello Sport
Capisco quanto possa essere frustrante per te vivere questa differenza tra l’allenamento e la partita. Il fatto che ti alleni bene è un segnale molto importante: significa che le capacità ci sono. In partita, però, entrano in gioco emozioni forti come la paura di sbagliare, il giudizio degli altri, il desiderio di fare bene a tutti i costi. Tutto questo può “bloccare” il corpo e la mente, anche quando sai perfettamente cosa fare.
Voglio dirti una cosa chiara: sbagliare fa parte del gioco, ed è una parte inevitabile del percorso di crescita di ogni calciatore. L’errore non definisce il tuo valore né come atleta né come persona. Spesso, quando cerchiamo di non sbagliare, finiamo proprio per allontanarci dal nostro modo naturale di giocare.
L’obiettivo non è giocare una partita perfetta, ma restare presente, concentrato su una cosa alla volta e permetterti di fare ciò che sai fare, come in allenamento.
L’obiettivo che dovresti porti è quello di imparare a gestire l’ansia, a trasformare la tensione in energia utile e a guardare le partite non come un esame, ma come un’occasione per fare esperienza e crescere.
Le azioni che giocherai non saranno il tuo biglietto da visita, non racconteranno il tuo valore ma semplicemente saranno azioni giuste o scorrette… inizia a leggere le partite in questo modo.
Quando dici che non si parla abbastanza di come i giovani atleti vivono emotivamente la competizione, hai perfettamente ragione, è vero che spesso non siete “visti” ed anche scrivere una lettera come questa può essere d’aiuto per sollevare quella che è una vera esigenza.
Ascoltati, abbi cura delle tue emozioni e cercati sempre buoni ascoltatori che ti capiscano.
Un caro saluto
Dott. Stefania Croci, Psicologa Clinica e Sportiva

