Torna “La psicologa dello sport risponde”, la rubrica in cui Stefania Croci, Psicologa Clinica e dello Sport, risponde ai nostri lettori: inviate le vostre domande a psicologa.giovaninrete@gmail.com. In questa puntata si parla di un argomento che, purtroppo, è sempre di moda, ovvero gli episodi di maleducazione e violenza nei confronti degli arbitri.
Quando la passione supera il limite: riflessioni sugli episodi di violenza contro gli arbitri nei settori giovanili
Negli ultimi anni, purtroppo, si moltiplicano gli episodi di aggressività e mancanza di rispetto verso
gli arbitri, anche nelle partite dei settori giovanili. Scene tristi, in cui a perdere il controllo non sono
i ragazzi in campo, ma spesso i loro genitori a bordo campo.
Immagina di essere tu l’arbitro: hai studiato le regole, cerchi di essere giusto, e invece di sentire
applausi o incoraggiamenti, ti ritrovi bersagliato da urla, insulti o accuse di parzialità. Come ti
sentiresti? È un’esperienza che può lasciare segni profondi, soprattutto quando si è giovani e si
arbitra per passione o per iniziare un percorso sportivo.
Perché succede?
Molti genitori, spinti dall’amore e dal desiderio di vedere i propri figli “vincere”, finiscono per
vivere la partita come una sfida personale. In quei momenti perdono di vista ciò che lo sport
giovanile dovrebbe rappresentare: divertimento, crescita, rispetto, collaborazione.
Dietro l’aggressività spesso si nasconde la frustrazione o il bisogno di sentirsi parte del successo dei
figli. Ma così si trasmette un messaggio sbagliato: che l’errore non si può accettare, che chi decide
— l’arbitro — è un nemico, non una figura di riferimento.
Il valore educativo dello sport
Lo sport è una palestra di vita, un luogo dove impariamo a gestire emozioni, a rispettare le regole e
gli altri. Se gli adulti, invece di dare il buon esempio, diventano fonte di rabbia e confusione, i
ragazzi rischiano di perdere di vista il senso più bello del gioco: imparare, crescere, stare insieme.
Il rispetto per l’arbitro non è un “dettaglio”: è parte integrante della cultura sportiva. Accettare una
decisione, anche se ci sembra ingiusta, significa allenare la tolleranza, la calma, e la fiducia.
Un messaggio per voi ragazzi
Voi che giocate, arbitrate o tifate, ricordatevi che il campo è un luogo dove tutti dovrebbero sentirsi
sicuri e rispettati. Se assistete a comportamenti scorretti da parte di adulti, non imitateli: potete
essere voi il cambiamento.
Parlate, fate domande, spiegate ai vostri genitori che lo sport non è una guerra ma un modo per
diventare persone migliori — dentro e fuori dal campo.
Conclusione
Come psicologa, credo che sia fondamentale lavorare sulla cultura del rispetto e della responsabilità
condivisa. Lo sport può essere un potente strumento educativo, ma solo se adulti e ragazzi
collaborano per renderlo tale.
Vincere è bello, ma rispettare è ancora più importante.
Dott.ssa Stefania Croci, psicologa

